La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), riconosciuta dal Ministero ATTM come associazione di protezione ambientale, ha aderito al Coordinamento Europeo “Salviamo l’Uomo di Altamura”, Coordinamento promosso da realtà culturali e civiche con il coinvolgimento diretto di rappresentanti delle Istituzionali, del mondo accademico e con l’apporto di Enti territoriali. La SIGEA condivide e promuove la petizione on line per favorire le attività di ricerca svolte nell’interesse della conoscenza e rivolte alla tutelare dei beni ambientali e paleontologici come l’Uomo di Altamura.

La rimozione del cranio di Lamalunga, o di parte dei resti scheletrici umani, dalla sua sede naturale, dovrebbe essere utile a completare le ricerca su uno dei reperti più importanti della preistoria e favorire la sua musealizzazione. Si vuole evidenziare che i resti fossili umani rinvenuti in una grotta carsica dell’Alta Murgia, rappresentano un unico geologico e paleontologico d’inestimabile valore culturale, ambientale e scientifico che con altri geositi di questa porzione delle Murge, come la paleo superficie di Cava Pontrelli, con le numerose orme di dinosauro, e il Pulo di Altamura, dolina da crollo di notevoli dimensioni, attribuiscono al territorio un’identità unica e irripetibile. Questa irripetibilità a livello planetario ha permesso la candidatura di questa porzione di territorio murgiano a Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Ora rimuovere o modificare una delle unicità significherebbe già da subito far perdere all’intero territorio una potenzialità di tutela e valorizzazione a valenza mondiale, con ricadute negative sulle aspettative delle popolazioni locali. Se la rimozione potrebbe facilitare una musealizzazione dei reperti paleontologici a vantaggio dello sviluppo della cultura, questa, come accade ormai in molte parti del mondo più progredito, troverebbe maggiori vantaggi con molteplici ricostruzioni del contesto geologico paleontologico stratigrafico e con ricostruzioni virtuali. Ricostruzioni fisiche o virtuali offrirebbero alla rete museale mondiale la possibilità di far conoscere il reperto e il suo contesto naturale, magari attivando flussi culturali desiderosi di conoscere di persona il territoriale del ritrovamento... => download intero comunicato

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